Centro di ricerca per il racconto e la rappresentazione

Gli intenti

Il Centro di ricerca per il racconto e la rappresentazione nasce da un’idea molto semplice: cioè che il racconto sia una via di connessione fra narratore, pubblico e storia. Una premessa elementare che porta con sé un certo numero di conseguenze.

La prima è che una scuola nasce sempre in una realtà specifica cui deve rimanere connessa. Inutile quindi importare metodi, tempi e obiettivi trasferendoli tali quali da altre situazioni. Voghera, capoluogo dell’Oltrepò pavese, è una città di 40.000 abitanti, al centro di un territorio che si dimostra sempre reattivo alle sollecitazioni culturali, con una storia importante alle spalle. Questo spessore, unito alla reattività e all’agilità delle infrastrutture a misura d’uomo, lo rende un terreno ideale per sperimentare un approccio nuovo.

La seconda è che il racconto è sempre il racconto di qualcuno. Ha il suo punto di vista e ci informa non solo dei fatti ma soprattutto dei significati. In questo percorso, raccontare e recitare significano rimanere connessi a se stessi e agli interlocutori che ci leggono e che ci ascoltano. È un modo quindi per conoscere se stessi e le proprie relazioni.

La terza è la ricerca della libertà. Cercare una connessione a sé e al proprio mondo attraverso le storie non significa adottare una poetica neorealista e autobiografica. Anzi. Pur rimanendo aperti alla possibilità del racconto delle proprie origini e delle proprie appartenenze, siamo alla ricerca della potenzialità narrativa delle persone, nella quale si racchiude tutta la loro visione del mondo e della vita. Nessun programma di genere quindi.

La quarta è la scoperta della fonte. Raccontare a partire da se stessi significa che da se stessi bisogna attingere. Quindi il percorso è anche un percorso di sottrazione. Serie tv, film, libri, ma anche social, sistemi di comunicazione. Siamo sommersi di linguaggi e facciamo sempre più fatica a dire noi stessi con una lingua nostra. Anziché raccontare cose universali con un linguaggio specifico, raccontiamo fatti privati con un linguaggio stereotipato. Questa scuola vuole anche essere una presa di coscienza di quanto la lingua che usiamo non sia la nostra vera lingua, quella che ci rende unici.

Il progetto

Vorremmo procedere con coraggio e con buon senso. Da un lato con il coraggio di fare delle cose nuove, di rischiare un’operazione diversa, dall’altro con il buon senso di farlo per piccoli passi, sondando e facendoci conoscere gradualmente. Scoprendo insieme se questa via di racconto che stiamo cercando possa vederci partner di un percorso comune con la città di Voghera, il territorio dell’Oltrepò e con le loro istituzioni.
In concreto, significa proporre dei Corsi fruibili da diverse categorie di persone. Insegnanti, ragazzi, appassionati, attori già formati e professionisti dello Spettacolo. Condividendo con i Comuni che ci ospiteranno la strategia di approccio, la logistica, i tempi e i modi.
Il punto d’arrivo potrebbe essere una realtà consolidata, con insegnanti diversi provenienti da diverse storie formative e con carriere diverse alle spalle. Potrebbe concretizzarsi in uno spazio deputato, ma per iniziare e verificare la validità del progetto la cosa si può muovere agilmente in situazioni di volta in volta differenti.
L’idea è comunque concentrica. Come diceva Paolo Grassi, fare una scuola di teatro che diventi un teatro che fa scuola. La nostra non sarebbe una scuola solo teatrale, ma anche di scrittura e di orientamento al cinema. Passo per passo e compatibilmente con i mezzi disponibili.

foto dello spettacolo di Andrea Scarpin